L'ALCIBIADE MAGGIORE

 

IL DIALOGO INTEGRALE

I personaggi dell' Alcibiade Maggiore sono due , Alcibiade e Socrate . Per saperne di più su Alcibiade , visitare la pagina dell' " Alcibiade Minore " . La questione dell'autenticità del dialogo é stata ampiamente dibattuta dagli interpreti , a partire dalla negazione di Schleirmacher , largamente accolta dalla critica ottocentesca , soprattutto per motivi a carattere filologico . E' stata in particolare sottolineata la somiglianza tra questo dialogo e alcuni passi di Senofonte e addirittura di Aristotele . Oggi , tuttavia , si é propensi ad attribuire la paternità del dialogo a Platone . Il periodo di composizione , come quello dell' " Alcibiade Minore " é quello giovanile e L'Alcibiade maggiore é senz'altro uno dei primi dialoghi di Platone . La scena viene ambientata in un luogo imprecisato , verso il 431 a.C. , alla fine dell' efebato di Alcibiade , mentre Pericle era al governo . Il dialogo inizia con Socrate che si rivolge ad Alcibiade : gli chiede se non é stupito che , mentre tutti l' hanno abbandonato , lui continua a stargli vicino : infatti sebbene gli amanti di Alcibiade fossero tanti ed alteri , erano fuggiti tutti da lui , sopraffatti dalla sua superbia , prerogativa che accompagna Alcibiade anche nel " Simposio " . Socrate dice di voler proprio chiarire il motivo della sua superbia : Alcibiade é convinto di non aver bisogno di nessuno , di essere il migliore ; egli é uno dei più ricchi cittadini di Atene e , cosa che lo aggrada e lo insuperbisce ancora di più , uno dei più nobili ( non solo di Atene , ma dell'intera Grecia ) ; tutti i suoi amanti si erano lasciati dominare da lui perchè si sentivano inferiori , ma appena possibile l'avevano abbondonato . Egli é destinato ( e convinto ) ad avere successo nella vita politica , ma Socrate gli spiega che senza il suo aiuto non ce la farà : già quando Alcibiade era ancora un bambino Socrate gli era affezionato e voleva che fosse un suo discepolo , desiderava parlargli , ma il suo demone glielo impediva . Ora , invece , é giunto il momento di discutere insieme : Alcibiade si dichiara disposto al dialogo e così Socrate dà inizio al suo classico metodo del botta e risposta : Alcibiade vuole diventare consigliere dell'Assemblea : dovrà quindi dare consigli a riguardo di cose che egli conosce meglio degli altri ; ma ciò che sa l'ha appreso o é innato in lui ? Alcibiade dice di averlo imparato ; il suo sapere riguarda essenzialmente lo scrivere , il suonare la cetra e il lottare . Ma quando in assemblea si parlerà di costruzioni , un architetto darà senz'altro consigli migliori dei suoi , quando si parlerà di mantica sarà un indovino a dare consigli più preziosi , anche se meno nobile e meno ricco di lui : il consigliare , secondo Socrate , spoetta a chi conosce e non a chi é ricco . Ma Alcibiade spiega a Socrate che in Assemblea si danno consigli circa la guerra , su chi bisogna scegliere come alleato e chi come nemico , su quando farla e in che modo . Socrate gli dice che se si deliberasse con chi si deve lottare un maestro di ginnastica sarebbe più idoneo di lui , e dire con chi si deve lottare significa dire con chi é meglio lottare . Ma cosa vuol dire meglio ? Il meglio nel fare la lotta é ciò che é ginnico ( dice Socrate ) , e nel suonare la cetra quale é ? Alcibiade non sa rispondere e Socrate lo aiuta dicendo che sarà ciò che é più musicale ; e per quello che riguarda il fare la pace o la guerra , che cosa é meglio ? Alcibiade anche in questo frangente non é capace a rispondere e suscita l'indignazione di Socrate , che gli chiede che cosa dirà quando in qualità di consigliere gli verrà chiesto " Che cosa é il meglio ? " . Socrate cerca di farlo ragionare e gli chiede con quale criterio ci si allea con l'uno piuttosto che con l'altro e lui risponde che ci si allea con chi é giusto per combattere chi é ingiusto . Il meglio a riguardo della pace corrisponde quindi al giusto : ci si allea con chi é meglio , cioè con chi é giusto . Socrate é stupito dall'ignoranza di Alcibiade e gli domanda chi sia stato il suo maestro : lui risponde che tutto quello che sa l'ha appreso dai più , dalla massa popolare , un maestro su cui Socrate ha numerose riserve : tutti sanno distinguere un uomo da un cavallo , ma quando già devono dire quale dei due sia più adatto alla corsa non son più capaci di insegnare perchè sono in disaccordo tra loro . Ma Alcibiade non si arrende e dice di possedere la scienza del giusto e dell'ingiusto , di essersene appropriato e di non possederla da sempre : Socrate gli fa invece notare he già da bambino , quando subiva un torto , si lamentava e diceva che era un'ingiustizia : già da piccolo pensava di sapere , come sempre , cosa sia giusto e cosa sbagliato : non l'ha appreso . Alcibiade é indignato perchè offeso , ma Socrate gli fa notare che si é offeso da solo : infatti lui si é limitato a porgli domande e le sue stesse risposte l'hanno offeso . Alcibiade poi riprende la tesi di Socrate dicendo che secondo lui , invece si fa la pace , ci si allea e si combatte non perchè é giusto , ma perchè é utile ; Socrate dimostra l'identità di giusto e utile sulla base della identità di giusto , bello , buono e utile . Alcibiade dice di essere confuso e di non sapere più come stiano le cose : Socrate dice che comunque se gli si chiedesse quante mani ha o quante dita saprebbe ancora rispondere e che quindi ciò su cui é confuso é ciò che non sa : la peggiore ignoranza , gli spiega Socrate é credere di sapere quello che non si conosce , soprattutto se si tratta di giustizia ( come nel caso di Alcibiade ) ed egli non può far altro che riconoscere che Socrate ha ragione . Poi Socrate cita il caso di Pericle , che non era stato in grado di trasmettere le sue conoscenze : la sua non poteva quindi essere una conoscenza approfondita . Alcibiade riprende il dialogo dicendo che comunque sarà il migliore degli Ateniesi per bellezza e grandezza fisica e che quindi primeggerà , ma Socrate gli fa notare che i suoi rivali non sono gli Ateniesi : che senso avrebbe infati essere il numero uno degli Ateniesi , se poi il nemico é più forte ? L' importante é , dice Socrate , essere superiori ai nemici in modo tale che non osino neanche attaccarci guerra , ma che si alleino con noi , in quanto più forti . Alcibiade dà ragione a Socrate e si corregge dicendo che i veri nemici sono i re degli Spartani e dei Persiani ; Socrate ne approfitta e decide di esaminarli per vedere se sono superiori o inferiori agli Ateniesi : dall'attenta esaminazione Socrate arriva alla conclusione che l'unico modo per aver la meglio su di loro é usare la sapienza , e che se sarà Alcibiade a capo degli Ateniesi , allora la sconfitta per gli Ateniesi sarà certa . Alcibiade vuole essere un buon politico e chiede a Socrate di tratteggiare in breve le prerogative del vero politico , che sappia ciò che rende migliore la città . La città , dice Socrate , viene salvata e governata dall'amicizia e dalla concordia , due cose che si basano sulla giustizia e sulla conoscenza . Socrate poi introduce il concetto del " prendersi cura di sè " : c'è un ! modo di ? prendersi cura di qualsiasi oggetto : un calzolaio si prende cura delle calzature , ma non del piede : al piede ci pensa la ginnastica ; di ciò che riguarda le mani si occupa l'orefice , delle mani la ginnastica : allo stesso modo vi é differenza tra il prendersi cura di ciò che ci riguarda e il prendersi cura di noi stessi . Ma che cosa é la cura di noi stessi ? E' la conoscenza di noi stessi : se ci conosciamo sappiamo come prenderci cura di noi , altrimenti , se non ci conosciamo , come possiamo farlo ? Primo passo per conoscerci é sapere che l'uomo é costituito da un corpo e da un' anima : l'anima é l'essenza dell'uomo , il corpo il suo strumento ; per questo motivo chi conosce esclusivamente il suo corpo conosce ciò che gli appartiene , ma non conosce se stesso . Lo stesso concetto di amare va rivisto , dice Socrate : amare veramente un uomo significa amare la sua anima , non il suo corpo ; Socrate dice che tutti gli amanti che Alcibiade aveva avuto di lui avevano amato solo il corpo , il suo strumento , una cosa destinata a morire , mentre invece lui , Socrate , di Alcibiade ama l'anima , che é la vera essenza e che é imperitura . Per conoscere davvero noi stessi dobbiamo guardare nella parte migliore della nostra anima : Socrate sembra ammettere che in ogni anima umana ci sia un fondo di divino , che la rende migliore ; solo vedendo questa parte divina ci si può conoscere davvero e solo chi conosce se stesso é in grado di governare la città , in quanto temperante : non conta essere nobili o ricchi ( spiega Socrate ) , ma temperanti : solo l'uomo temperante saprà governare la città . Quindi Alcibiade deve togliersi dalla testa di dover cercare il potere tirannico , bensì deve cercare la virtù e deve cercarla nella sua anima : Alcibiade alla fine del dialogo si sente un uomo nuovo , pronto a mettere in pratica quanto Socrate gli ha detto .